Il palazzo comunale è situato lungo Via Principessa Augusta Gabrielli vicino la piccola “chiesa della strammetta”

Esso viene costruito al XIX secolo come edificio residenziale appartenete ad una famiglia benestante del luogo. Solo in seguito ad una donazione, l’edificio diventerà la sede ufficiale del comune (fatta eccezione di una porzione al terzo piano, oggi appartamento privato). Il palazzo, a pianta quadrata, è diviso in tre piani: si accede ai piani superiori attraverso una scala posta nella parte centrale dell’edificio. I fronti sono scanditi da finestrature regolari inquadrate da cornici in pietra. Il portale d’accesso in legno è incorniciato da una elegante decorazione in pietra calcarea. Al di sopra del portale e in asse con esso, si trova un piccolo balcone in pietra sorretto da tre modiglioni. Sul prospetto principale dell’edificio è posta una lapide a ricordo dell’assedio economico del 1935: le sanzioni economiche all’Italia fascista, chiamate anche assedio economico dalla propagandafascista, furono sanzioni economiche deliberate dalla Società delle nazioni contro l’Italia in risposta all’attacco contro l’Etiopia che portò alla conseguente guerra d’Etiopia. In data 28 febbraio 1936 giunse a tutti i Comuni del regno una disposizione da parte delle Prefetture che recitava: “Il Gran Consiglio del Fascismo, con sua decisione del 16 novembre u.s. stabilì che sulle case di tutti i comuni del Regno fosse murata una pietra ricordo dell’assedio economico”. Le disposizioni erano precise, oltre che per l’iscrizione da far incidere sulla lapide, anche per quanto riguarda il tipo di lapide. Infatti Mussolini dispose che le targhe fossero eseguite in marmo bianco di Carrara, dando precise indicazioni anche sul modello, che doveva essere uguale per tutti i Comuni. I formati invece erano tre, a seconda dell’importanza del Comune, e venivano indicati anche i relativi costi. Alle Amministrazioni non restava che deliberare l’acquisto della lapide e provvedere all’ordine.