Attenendosi alle caratteristiche delle tipologie medievali, Prossedi può essere inquadrato tra le formazioni urbanistiche spontanee formatisi in collina, sia per motivi di difesa, sia come roccaforte costruita dai feudatari, signori e padroni delle terre della zona.

L’andamento irregolare delle strade, determina tortuosità e linee spezzate che favoriscono potenziali sbarramenti di difesa. Queste caratteristiche si compenetrano talmente al centro storico da far pensare che la disposizione delle vie doveva cercare di smarrire e disorientare chi non conosceva il paese ed essere, al contrario, conosciuta e fruita solamente dagli abitanti.

L’uso dei portici e dei passaggi coperti, diffuso dopo il 1000, determina una particolare suggestione fatta di giochi di luce, conferendo così un carattere più intimo alle strade. Inseriti in questo contesto vi sono ancora oggi portali a sesto acuto in tufo peperino, facciate in pietra calcarea modellate da effetti di chiaro-scuro, archetti pensili e scalinate dall’aspetto pittoresco, che rappresentano proprio testimonianze di un passato lontano.

Le proporzioni delle strade principali sono tra i 5 ed i 7 m. di larghezza contro i 2 m. dei vicoli secondari; ogni tanto si scorgono spazi più ampi, delle piazzette dalle varie forme geometriche utilizzate come luoghi di ritrovo e di mercato, necessarie per compensare l’addensamento edilizio.

PALAZZO DELLE CARCERI

S’impone all’osservatore per la grandiosità della sua mole il Palazzo delle Carceri (o Palazzo del Bargello) che domina il lato Est della piazza. Costruito nel 1807 per volere del principe Pietro Gabrielli, presenta lo schema tipico dei palazzi settecenteschi romani. Il fabbricato risulta orizzontalmente quadripartito: Il basamento è rivestito da blocchi bocciardati in pietra calcarea di grandi dimensioni che incorniciano tre grandi portali; nella seconda porzione, realizzata con mattoncini in laterizio, una lastra marmorea ricorda che il principe Gabrielle costruì ed eresse tale edificio perché fosse utilizzato come carcere e come tribunale; la terza e l’ultima parte sono realizzate rispettivamente in blocchi calcarei squadrati e sagomati e in muratura di mattoncini a vista, separate da una elegante fascia modanata in pietra calcarea.

PORTA NUOVA

Da piazza del Plebiscito, proseguendo lungo via Roma, fiancheggiando sulla sinistra l’antica cinta muraria medievale, si arriva in prossimità della Porta Nova, secondo ingresso al paese. Era costume che in alcuni momenti di pericolo tale ingresso venisse murato per facilitare la rassegna dei “forestieri” che entravano ed uscivano dal paese. L’accesso era garantito solo dalla Porta Maggiore ma accadeva spesso che individui male intenzionati, per evitare dei controlli, praticassero delle brecce nelle mura.

Nel centro storico prossedano è difficile non notare le numerose fontanelle in laterizi rossi che un tempo fornivano l’acqua potabile agli abitanti di Prossedi. La loro costruzione, assieme all’acquedotto, risale al 1939 per volontà di Benito Mussolini il quale, mentre ballava con una signora di Prossedi durante una festa nella piazza di Sabaudia, venne a sapere che il paese era sprovvisto di un acquedotto pubblico. Iniziò immediatamente lo studio di fattibilità per la realizzazione dell’opera che entrò in funzione nel gennaio del 39’. Da quell’anno le piccole fontane hanno dotato le case dei prossedani di acqua corrente, indispensabile per svolgere le normali mansioni quotidiane.

Percorrendo le caratteristiche stradine si resta colpiti dalla presenza di numerosi portali monumentali, realizzati tra il Settecento e l’Ottocento. All’inizio di via dei Venti si trova un portale a tutto sesto realizzato con monoliti di calcare, lavorati e sagomati. L’elemento artistico rilevante è la decorazione della chiave di volta, costituita da un piccolo mascherone apotropaico su cui insiste un grazioso alberello, sulla cui chioma è appollaiato un elegante uccello. Siamo di fronte ad un esempio di alto artigianato locale. Lungo via San Giovanni nell’edificio un tempo convento dei frati francescani, troviamo un portale con una chiave di volta ornata a bassorilievo da tralci di fiori di giglio con la raffigurazione frontale di una colomba ad ali spiegate che regge un ramoscello d’ulivo nel becco.

In un ambiente all’interno di tale fabbricato, si trova conservata un’edicola con un interessante affresco, unica testimonianza della presenza dell’antica chiesa medievale di San Giovanni dalla quale la strada prende il nome.

In Via Cavour si trova un imponente portale inserito in una struttura ornamentale in lastre di calcare su cui insistono ad altorilievo plastiche roselline e fiori. Sulla chiave di volta sono rappresentati un compasso ed una squadra, chiari simboli della massoneria, con l’incisione della data 1826. In quell’anno i simboli massonici potevano essere ancora mostrati liberamente; è infatti sotto il pontificato di Gregorio XVI (183-1846) che la massoneria viene bandita definitivamente dallo Stato Pontificio. Numerosi sono poi i portali con incise nella chiave di volta le lettere I H S (Iesus Hominum Salvator) che indicano che un tempo l’abitazione era di proprietà del clero locale.